Prima di essere impiccato, nel 1831, Ciro scrisse alla moglie Cecchina l'ultima lettera: «Pensa ai figli e in loro sèguita a vedervi il loro genitore; e quando l'età farà conoscere chi era, dirai loro ch'era uno che amò sempre il suo simile». La lettera però fu sequestrata dai carcerieri; la moglie di Ciro Menotti poté leggere quelle parole così nobili solo diciassette anni dopo, al tempo dell'insurrezione del 1848. E noi possiamo essere fieri di questo: i nostri eroi, i nostri patrioti – nel Risorgimento, nella Grande Guerra, nella Resistenza – non sono comandanti di eserciti, non hanno ordinato stragi, né soggiogato altri popoli; sono vittime che hanno saputo morire bene, senza piagnucolare, senza scrivere una sola parola di odio per i carnefici, esprimendo un profondo desiderio di pace e di amore per l'umanità.

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