Il massimo della crudeltà e il massimo della nobiltà d'animo possono coesistere nello stesso momento e nello stesso luogo: il comandante del lager che condanna dieci prigionieri alla morte per fame; e padre Massimiliano Kolbe che chiede e ottiene di sacrificarsi al posto di un padre di famiglia. Dopo due settimane di agonia, senza acqua né cibo, sei condannati erano morti di stenti; ma quattro erano ancora vivi, e continuavano a pregare e cantare inni alla Madonna. Padre Kolbe era tra loro. Persino le SS rimasero turbate dalla forza morale del sacerdote. Si decise di uccidere lui e i suoi compagni con un'iniezione di acido fenico. Era il 14 agosto 1941, vigilia della festa dell'Assunta. I loro corpi furono cremati, le ceneri disperse. Al kapò che gli praticava l'iniezione, padre Kolbe disse: «Lei non ha capito nulla della vita. L'odio non serve a niente. Solo l'amore crea». Una frase – «solo l'amore crea» – ripetuta dal Papa bresciano, Paolo VI, che beatificò Massimiliano Kolbe.

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